Group: Curati Posts: 311 Location: Seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino
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è notte. o meglio, sarebbe giorno se solo non si trovasse in un vicolo al buio più completo, ha sviato e allontanato quasi a forza un paio di poveracci che all'inizio volevano cercare di derubarla..poi di ucciderla, non si passa inosservati con una cicatrice sul volto, e poi..chi ha cicatrici troppo evidenti rischia a New NJ...vengono subito additati come Curati, anche se magari qualcuno non lo è, non ricorda nulla della sua vita da mutato, non Sib. No, lei non ricorda nulla nemmeno di ieri, sa solo che si è svegliata ai laboratori, quei medici con i camici sporchi di sangue di chissà quale mostro che la fissavano sorridenti, dandole il benvenuto nel "mondo civilizzato" e quando è uscita si è ritrovata all'inferno. Sospira Sibilla, fissando l'asfalto, mentre le mani lo sfiorano debolmente..magari era meglio prima, anche se non ricorda. chiude gli occhi e si copre completamente con quella coperta, cercando il buio...
CITAZIONE
Possibilmente, la prossima volta, porto del valium per una piccola ma adorabile peste. Sicuro che, con lei tra i piedi, non ci si annoia. ò.O
Lui è sulla scala antincendio del vicolo. Non ha visto la tipa nell'oscurità, sta semplicemente lì in attesa che qualche preda gli passi sotto di lui. Peter indossa un maglione squalcito, nero, la manica destra quasi completamente strappata via, che mette in mostra parte del tribale sul braccio. Anche gli altri tatuaggi sono in vista, per via della maglietta sgualcita e strappata in diversi punti. Fatta eccezione per il volto di Elvis, nascosto da dei Jeans vissuti e stracciati. Peter sta fermo, immobile, sul fianco sinistro ha il suo fidato pugnale e a tracollo ha il fucile mitragliatore che penzola allegramente. Il braccio destro, o meglio, l'avambraccio destro è posato sulla canna del fucile. Lui è appena ricurvo in avanti mentre la mano sinistra regge la ringhiera. Peter è stanco, i muscoli sono tesi e l'espressione in volto mostra chiaramente tutta la rabbia che ha in corpo. Deglutisce ed annusa l'aria mentre attende e si guarda intorno, verso il basso. Il pensiero di tornare a dormire lo rallegra, quello di poter derubare qualcuno lo fa sentire ancora meglio.
- Solo feccia qui intorno
Farfuglia tra i denti, stringendo maggiormente la presa contro il corrimano arruginito e tremolante. Le labbra appena sollevate in un espressione di disgusto, accentuata dalle narici dilatate e la frote perennemente corrugata da mostrare le quattro rughe orizzontali sulla fronte.
Cammina silenziosamente attraverso i vicoli di New NJ, indossa il solito cappotto di pelle cremisi, lungo sino alle caviglie, lasciato aperto sul davanti, le braccia immergendosi nelle tasche dei pantaloni di jeans scostano leggermente i lembri del soprabito, permettendo quindi di scorgere gli abiti che porta al di sotto. Dalla spalla sinistra svettano l'elsa e la guardia della Rebelion, la cui punta è appena visibile al fianco destro del giovane.
Ad un acuto osservatore non sfuggirebbero di certo i segni degli scontri che ha dovuto affrontare, la grande città è un luogo sicuro, ma la sua indole e la sua razza lo costringono a vagare in lungo e in largo, senza soffermarsi troppo a lungo e troppo frequentemente negli stessi posti. La lunga veste rossa è lacerata in più punti, alcuni di quei bastardi hanno unghie affilate come rasoi.
Prosegue allerta, gli occhi scuri vagano di ombra in ombra, come se non sapesse di torvarsi al sicuro, in effetti per lui nessun luogo è sicuro, la sua razza non deve temere solamente i Mutati, il suo sangue e prezioso, troppo perché rimanga all'interno del suo corpo. Cammina al centro dello stretto vicolo, mucchi di immondizia ingombrano la strada, costringendolo a cambiare spesso direzione, a New NJ certo non hanno tempo per fare pulizia come si deve.
Solleva il capo quando all'orecchio giungono alcuni rumori, non devono essere lontane le fonti di quei suoni. Una decina di metri più avanti il vicolo che sta percorrendo si immerge nella via attraverso la quale prosegue Sibilla. Avanza silenziosamente, facendo ben attenzione a dove mette i piedi, pochissime sono le probabilità che si tratti di un mutato, la città è ben difesa, ma il giovane puro ha imparato a fidarsi poco di chiunque, non è certo solamente il visrus l'unica minaccia che si deve temere in quell'Inferno.
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si ferma, posando la schiena contro il muro per alcuni secondi, inspira piano, indosso solo quei pochi vestiti stracciati donati a lei dai medici...troppo buoni, sulla schiena, in modo che le copra anche buona parte della testa, una specie di coperta, grigio-marroncina, bucherellata da tarme e forse anche topi, chissà se esitono ancora i topi. inspira piano fissando l'asfalto prima di estrarre un biglietto dalla tasca dei pantaloni semistrappati, lo apre lentamente, tenendolo con entrambe le mani, un sospiro mentre rilegge il suo nome, annuisce piano, glielo hanno deciso i medici il nome..di certo i mutati non vanno in giro con la carta d'identità in tasca..o almeno lei crede..alcuni mutati sono schedati, persone che si sono ammalate con il tempo e sono scappate, ma che si conoscevano. Lei no. E, troppo presa dai suoi pensieri esistenziali, non si accorge ne di Lothar ne di Peter.
CITAZIONE
Possibilmente, la prossima volta, porto del valium per una piccola ma adorabile peste. Sicuro che, con lei tra i piedi, non ci si annoia. ò.O
Guarda ancora verso il vicolo, sente dei rumori. Lentamente Peter inizia a scendere le scale per trovarsi nel vicolo, i rumori metallici sono molto presenti, ad ogni passo, ad ogni spostamento c'è un pesante rumore che rimbomba nel vicolo. Fin quando non fa l'ultimo scalino, trovandosi con i piedi nell'immondizia e detriti vari. Il braccio destro si muove, in modo da andare ad afferrare l'impugnatura del fucile. Senza sollevarlo o mirarlo al vuoto, afferra solamente. Si guarda intorno e guarda verso l'interno del vicolo.
-Allora... cos'abbiamo qui oggi...
Cani randagi, i soliti cani randagi che girano per i vicoli, molti di loro non hanno nemmeno i soldi per un panino. Peter lo sa, sa quanto sia difficile vivere a NNJ. Soprattutto se sei un curato, basta una minima cicatrice per vederti discriminato e alla fine diventi un criminale o cerchi qualcuno con cui allerarti. Peter sa che non potrà continuare da solo nell'impresa di predatore ladro, sa che presto arriverà qualcuno con i suoi amici per cercarlo e fargliela pagare. Peter deglutisce mentre socchiude gli occhi e corruga la fronte rimanendo fermo a guardare l'imbocco del vicolo attendendo di scoprire lo "spuntino" del giorno. Oggi è stato anche più ansioso del solito, visto che preferisce attendere e spuntare fuori al ultimo momento. No, oggi ha preferito mettersi in prima linea.
Si avvicina all'imbocco del vicolo e così sembrerebbe fare anche la fonte di quei rumori, sono passi, ora ne è certo. Destra mano istintivamente si solleva alla spalla sinistra, aperta, le dita tese verso l'elsa della lama alle sue spalle, ancora non la impugna. In quell'Inferno l'istinto e il sospetto lo hanno salvato troppe volte, troppe perché ora non tema di incontrare qualcosa di pericoloso alla fine di quel dannatissimo vicolo. Umetta le labbra, rinsecchitesi a causa della leggera tensione che prova, lo stress che gli provoca quel continuo vivere sentendosi sulla lama di un rasoio presto lo ucciderà o lo farà diventare pazzo, ma per ora si limita a tenerlo in vita.
Si appiattisce contro il muro alla sua destra, appoggiandovisi contro con la parte destra della schiena. Un profondo sospiro, quindi il capo vien inclinato verso il viale, cerca di scorgere qualcosa oltre il muro, magari la figura che provoca quei rumori. Rimane in silenziosa attesa mentre le iridi si posano sulla figrua di Sibilla, la osserva a lungo, non sembra portare con se armi, non in vista almeno, veste semplici stracci, come molti in quell'Inferno e dall'aspetto fisico non sembrerebbe poi troppo pericolosa. Ma lui ha imparato a non fidarsi di nessuno. Non è paura la sua, non teme lo scontro con Mutati o con altri malintenzionati, è sopravvissuto troppo a lungo e troppe volte perché il pensiero della morte faccia ancora quelche effetto, semplicemente non si fida di nessuno. Non il timore a dominarlo, ma una cresciuta percezione delle cose.
Sperando di non essere stato visto quindi si riappiattisce nuovamente lungo il muro, mano destra sempre tesa verso la spada, che ancora non afferra, lento l'arto scivola di nuovo al fianco. Umetta leggermente le labbra, sentendo passare la lingua sulle labbra leggermente secche. Degluitisce e attende che la giovane oltrepassi il suo vicolo, forse non lo noterà nemmeno.
Non è certo uomo di grande compagnia, evitare di incontrarsi gioverà ad entrambi. Peter si trova lungo lo stesso vicolo al suo imbocco, non sa ancora se però si trovi alla sua destra, quindi alle spalle di Sibilla, o alla sua sinistra, quindi di fronte alla fanciulla.
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e lei sospira fissando quel fogliettino, ignara di tutto e soprattutto di tutti...chissà come si sarebbe controllata se avesse ancora avuto quell'occhio sulla tempia, magari avrebbe visto Lothar..inspira e accartoccia il fogliettino tra le mani, tenendo il pugno ben stretto, quasi avesse paura di perderlo quel fogliettino, quando invece ha quasi la voglia di distruggerlo, inspira ancora e si guarda attorno, alzando ora le mani per aggiustarsi la coperta che la mantiene coperta, dal freddo che non c'è, dagli occhi che non esistono..inspira ancora e chiude gli occhi, aggrottando la fronte, prima di girarsi e riprendere a camminare, il passo si sicuro..ma anche appena dondolante, infondo si è svegliata da poco, il mondo è ancora sconosciuto per lei.
civilizzato...
mugola, camminando proprio verso uno dei PURI del mondo civilizzato, il bello è che si avvicina a quell'uomo senza nemmeno averlo visto, come anche Peter, lei mantiene la testa bassa e le mani sulla coperta.
CITAZIONE
Possibilmente, la prossima volta, porto del valium per una piccola ma adorabile peste. Sicuro che, con lei tra i piedi, non ci si annoia. ò.O
Peter avanza ancora verso i rumori, dovrebbe trovarsi di fronte ad i due. L'uomo alza il fucile mitragliatore mentre porta la mano sinistra sotto il calci anteriore. Non toglie la sicura ne punta. Avanza lentamente pestando tutto quello che trova sotto i pesanti stivali da militare.
-Bestioline... dove siete?
Alza la voce per farsi sentire. Peter è l'incubo di quel vicolo, chiunque abbia un po' di soldi dietro o non, solitamente viene attaccato dal uomo. Deglutisce trovandosi a 30 metri dai due. Fa qualche passo per avvicinarsi maggiormente tenend ol'arma alzata.
-Per stare in questo vicolo bisogna pagare... Anche solo per passarci, dipente... dalla tariffa che mi gira per la testa
I muscoli di Peter sono in tensione, gli occhi socchiusi e la presa all'arma è salda. Solleva le labbra stringendole tra di loro e stringe i denti attendendo semplicemente che i due eseguano gli ordini.
-ah... qualsiasi cosa vi stia passando per la testa, scordatevela. da aggiunge e tira un pronfo sospiro. La cosa più inquietante forse è proprio quel fucilone d'assalto, usato molto tempo fa, fortunatamente per il colosso, quell'arma è ancora perfettamente funzionante. Difficile da trovare e munizioni quasi irrecuperabili.
Osserva la ragazza oltrepassare l'imbocco dell stretto vicolo lungo il quele lui stava procedendo, gli passa a circa un metro e mezzo di distanza, procedendo al centro del vicolo più largo, lungo il quale è lei ad incamminarsi. Rimane immobile, ancora in silenzio, non avevendo alcuna meta non gli interessa minimamente quale strada ora ella gli precluda, se quella alla sua destra o quella alla sua sinistra, semplicemente vuole aver meno grane possibili.
La fissa silenziosamente, gli scuri occhi di ghiaccio fissi su di lei. Il volto mostra una maschera di freddezza, nessuna particolare espessione. La studia brevemente, quindi un rumore alla sua sinistra, lungo il vicolo di fronte alla ragazza. Non erano soli. Nemmeno il tempo di osservare chi stia giungendo da quel lato che Peter solleva già l'arma, non la punta ma la mostra. In pochi istanti da una stima approssimativa della distanza che li separa, saranno venti metri circa, non di più.
Umetta leggermente le labbra, un arma da fuoco, un fucile d'assalto per la precisione. Un leggero sospiro, quindi nella mente del giovane puro si formula una bestemmia, rivolta ad un Dio che da tempo non pone lo sguardo sulla dannazione delle sue creature. L'ha visto è evidente, ma conterà sulla reazione di stupore di Sibilla nel sentir parlare di due persone e non di lei solamente.
Con passo svelto quindi il giovane dal cappotto di pelle cercherà di metteri alle spalle della faniculla, non la afferra, non ci prova nemmeno, semplicemente si posiziona in modo tale che tra lui e la canna del fucile ci sia in mezzo lei, un gesto certamente non eroico, ma gli eroi, lo ha imparato bene, in quell'Inferno muoiono troppo rapidamente. Se vi fosse riuscito forse avrebbe avuto anche il tempo di fuggire lungo il vicolo, dove ora si trovavano i tre, ma per ora non può fa altro che cercare riparo dietro la figura della fanciulla, sapendo bene che lei ne gradirà la cosa ne starà ferma immobile, pronta ad essere trapassata dai proiettili di quel cane.
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Nota Lothar, socchiude gli occhi e sbatte le palpebre, lievemente stupita, sta per dire qualcosa quando qualcuno parla...inspira profondamente voltandosi verso Peter, o meglio, verso il suo fucile, accade tutto talmente in fretta che si ritrova in uno stato lieve di confusione, cosa stava...
he?
commento inutile ma che espime tutto il suo stupore, soprattutto a fissare Peter e il suo fucile, sbatte le palpebre, scuotendo il capo
io non ho nulla, puoi metterlo giu
ovviamente si riferisce al fucile, non ha soldi, all'ospedale le hanno dato giusto due armicelle e qualche spicciolo, ma gli spiccioli non li tiene di certo lei con se.. ha trovato un posticino sicuro, vicino al vecchio rifugio..una pietra che si muove e hai trovato la tua banca. Non fa molto caso al gesto "eroico" di Lothar...almeno non l'ha buttata contro Peter..
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Possibilmente, la prossima volta, porto del valium per una piccola ma adorabile peste. Sicuro che, con lei tra i piedi, non ci si annoia. ò.O
Rimane fermo a guardare la tipa, si perché l'altro individuo sembra non averlo ancora adocchiato. Corruga la fronte e sorride lievemente, quei sorrisi rilassati e quieti tanto da sembrare inquietanti. Rimane fermo, come se aspettasse una qualsiasi reazione e quindi prende ad avanzare verso la ragazza socchiudendo gli occhi e sospirando. Il fucile sempre alto a puntarla, il vicolo è buio, non vede granché. Il pollice preme contro il selettore dell'arma impostandola su raffica continua.
-dannazione...
farfuglia a se stesso. Inclina il capo e sposta lo sguardo altrove, verso una finestra nel vicolo. Socchiude gli occhi e torna a guardare la ragazza.
-Vattene...
Solo questo, mentre alza la canna puntando al vuoto. Ora tiene il fucile solo con il braccio destro, per l'impugnatura, come se per lui il rinculo non fosse poi così forte. In effetti Peter è un omone, pieno di muscoli, si potrebbe immaginare che abbia gli addominali perfino sul sedere. Deglutisce ed alza la mano sinistra per grattarsi la folta barba.
-Non è un posto per signore questo.
Aggiunge socchiudendo maggiormente gli occhi mentre si guarda intorno. Peter sospira e rimane fermo, ora, dopo aver guadagnato altri 5 metri avanzando. Però, nonostante quel espressione cupa e nervosa, non sembra intenzionato a far del male alla ragazza. O forse preferisce spararle alle spalle.
Il tizio con il fucile sembra non averlo notato, buon per lui. Un leggero sorriso, quindi si guarda attorno, come alla riceca di qualcosa dietro al quale nascondersi, la fanciulla certo non è un riparo congeniale, primo perché una scarica di quel fucile la liquiderebbe in breve tempo e secondo perché con molte probabilità si scanserebbe facendo finire qualche pallottola anche su di lui.
In un vicolo di New NJ sono molte le cose dietro le quali ci si potrebbe nascondere e il giovane puro sceglie un cassonetto dell'immondizia, uno di quelli che si vedono spesso ai lati delle strade delle grandi città. Il cassonetto in questione era di metallo, alto circa un metro e mezzo, largo quasi due e con un gigantesco coperchio metallico, facilmente spalancabile grazie ad una leva a pedale posta lungo il lato inferiore. Il cassonetto era alla sua sinistra (quindi alla destra di Peter) leggermente discostato dalla parete, posizionato così da voltare la superficie più estesa verso la parete e le due minuori, una verso Peter e l'altra verso la salvezza. Con rapidità il giovane spadaccino tenterà di spsotarsi dietro il cassonetto, non ha interesse nella vita della ragazza, che tra l'altro non sembra aver destato le attenzioni del malvivente. Muoversi con rapidità implica però non poter fare così attenzione a quanto ci circonda, infatti una volta raggiunto il retro del cassonetto, vi si sarebbe accucciato, così da non spuntare con la testa oltre il coperchio metallico, ma in quel gesto la spada in metallo avrebbe sfrisato con la punta contro la parete di metallo verde, graffiandola così in profondità da togliere gran parte della vernice rinsecchita che lo ricopriva. Il suono acuto si sarebbe diffuso lungo il viale, mentre nella mente del ragazzi si sarebbe formulata una nuova bestemmia.
Sa bene che quel rumore avrebbe potuto attirare l'attenzione del giovane con il fucile, fornendo così forse a Sibilla la possibilità di andarsene. Rapido ora il giovane pone mano all'elsa della Rebelion, estrendola con un movimento fluido ed elegante, la lama durante quel gesto purtroppo sporgerà in parte dalla superficie del cassonetto, ma solo per qualche attimo, tempo sufficentemente lungo per esser addochiata, forse non abbastanza per capire di cosa si tratti, infondo la luce non era molta.
Sempre accucciato dietro al cassonetto, si posiziona quindi con le spalle in direzione del bidone, la lama tenuta nella mano destra, stretta attorno all'elsa. La punta della spada per ora leggermente sollevata. Alla sua sinistra la parete di mattoni, alla sua sinistra il viale, da li giungerà l'uomo con il fucile, sempre se deciderà di andare a vedere cosa a provocato quei rumori.
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Fissa Peter e sbatte le palpebre, un piccolo respiro, stringe i pugni e aggiusta la coperta sulle spalle e dove dovrei andare sentiamo?
Domanda osservandolo, silenziosa, gli occhi socchiusi, il respiro un pò pesante, leggermente pesante, non troppo, come se avesse fatto una leggera corsetta, o forse è solo l'improvvisa paura del fucile, poi un rumore, Lothar che si sposta, gli lancia un'occhiata, spostandosi lentamente di lato, uno, due passi non di più gli occhi socchiusi.
mh?
Non ci sta capendo poi tantissimo, per una che ha perso completamente la memoria e la cognizione di se..
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Possibilmente, la prossima volta, porto del valium per una piccola ma adorabile peste. Sicuro che, con lei tra i piedi, non ci si annoia. ò.O
Peter corruga la fronte. Peter è nervoso. Peter Torna a puntare la ragazza e ringhia appena contro di lei. Peter la guarda e sospira prima di iniziare ad avanzare lentamente tenendo il fucile puntato contro di lei. Il respiro si fa più pesante mentre il curato continua il suo avanzare lentamente.
-chi c'è con te?
La tiene puntata, mentre alza la voce per farsi sentire. I muscoli tesi. Guarda verso il cassonetto e poi guarda verso le finestre.
-siete venuti per uccidermi vero?
Deglutisce mentre la mano sinistra tira indietro la leva del otturatore per mettere il primo colpo in canna. Sospira continuando a reggerlo con il braccio destro, socchiude gli occhi mentre inclina il capo e porta la mano sinistra a sfiorare l'impugnatura del pugnale. Deglutisce mentre si guarda intorno
-Allora?
Ringhia contro la ragazza, ora mancheranno si e no 9/10 metri da lei e 13 dal cassonetto incriminato. Purtroppo Peter non si concentra solo su quello, immagina ci siano altri appostati pronti a saltare fuori per scannarlo. Tira su col naso allargando le narici, mentre l'espressione in viso diventa più tesa e preoccupante. Così come i muscoli delle braccia, in fondo Peter è una bestia barbuta.
Rimane ancora dietro al cassonetto, alcuni passi nel viale, non riesce a distinguere se si trattino di quelli di Sibilla o del tipo con il fucile. Si trova in una situazione scomoda. Rapido si gaurda attorno, la luce è poca e questo fortunatamente gioca a suo favore. Si gaurda attorno, alla ricerca di qualcosa che posa essergli utile, quindi la sinistra mano si appoggia a terra, sfiorando un oggetto di vetro, una mezza bottiglia di vino. Sorride mentre la sinistra mano afferra il collo della mezza bottiglia.
Non intende certo mirare un punto preciso, osserva semplicemente il fondo del viale, davanti a se e quindi anche al tizio che procede in sua direzione. Cerca quindi di lanciare la bottiglia di vetro, una traiettoria parabolica, che mira ad un elevata gittata, cerca di lanciare così che la bottiglia non si sollevi più di un metro da terra, così che la figura del vetro rimanga avvolta dalle ombre del viale, spera che il rumore del ventro che si frantuma contro uno dei muri o contro il terreno possa distogliere l'attenzione del tipo con il fucile, quanto basta per fargli credere che non ci siano che topi dietro quel dannato cassonetto dell'immondizia.
Impiega parecchio per dare la giusta traiettoria alla bottiglia, non si concentra su nient'altro.